In India la linea quietista non paga

Per questo non si dovevano lasciare le acque internazionali e non ci si doveva far trascinare in un porto indiano come pecorelle; per questo non si doveva lasciare che i due marò fossero portati a terra, in commissariato, con un trucco, come “testimoni” da ascoltare; per questo bisognava reagire con durezza fin da subito, non con le buone maniere di chi aspetta ingenuamente un chiarimento o un lieto fine che senz’altro è sul punto di arrivare e invece non è arrivato mai.
22 AGO 20
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Per questo non si dovevano lasciare le acque internazionali e non ci si doveva far trascinare in un porto indiano come pecorelle; per questo non si doveva lasciare che i due marò fossero portati a terra, in commissariato, con un trucco, come “testimoni” da ascoltare; per questo bisognava reagire con durezza fin da subito, non con le buone maniere di chi aspetta ingenuamente un chiarimento o un lieto fine che senz’altro è sul punto di arrivare e invece non è arrivato mai; per questo si doveva formare una coalizione di partner internazionali a cui far comprendere che a rischio non ci sono soltanto due Marò italiani, ma il concetto base stesso di missione di sicurezza in mare (insomma: se volete un team internazionale di protezione contro i pirati, si fa come dice la legge internazionale, non come dice il tribunale del Kerala). Per questo non si doveva aspettare di arrivare a ieri, ovvero all’incriminazione formale da parte di un giudice indiano per omicidio volontario, tentato omicidio, danni e associazione a delinquere contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Pene possibili: l’ergastolo ma anche la morte.

“Adesso vedremo le carte e questo ci consentirà di confrontarci sui motivi gli argomenti e soprattutto le prove balistiche che adducono per le accuse”, ha commentato ieri il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura. No, De Mistura sbaglia: per prima cosa non si sarebbe mai dovuti scendere sul terreno del processo. Il raggiro della corte indiana, che fa valere contro gli italiani una legge contro il terrorismo – per questo il giudice pretende di essere competente su fatti avvenuti in acque internazionali – avrebbe dovuto scatenare il governo italiano. Abbiamo scelto la linea quietista e ora ne patiamo i risultati. Secondo la cronaca, il sottosegretario ha avuto un colloquio, definito nelle sue stesse parole “molto teso e difficile” con il chief minister del Kerala, Oommen Chandy, e l’ambasciatore a Nuova Delhi, Giacomo Sanfelice, è stato richiamato a Roma. Troppo poco e con troppa tranquillità.